...se ripenso all'aereo che vira e scopre la skyline di Manhattan mi vengono i brividi ...
l'ohhh di sorpresa emesso all'unisono da tutti quelli che tra i passeggeri dell'aereo non c'erano mai stati prima ...
... e poi chiudo gli occhi e rivedo il delirio puzzolente di Chinatown, la patinata eleganza della 5th ave, il lago specchio dei grattacieli di Central Park, l'infinito labirinto di Macy's, la vista da film del Top of the Rock e la cartolina impressa nella retina dall'82° piano dell'Empire State Building, il WTC che piange dolore seminando per tutta la città pezzi di ricordi e una voglia , tutta americana, di ritornare ad essere più grande, più bello, PIU' di prima, il numero incredibile di esistenze chiuse dentro a finestre accese come lanterne per illuminare in sottofondo il sogno fatto realtà di passeggiare sul ponte di Brooklyn con il buio della sera, l'incredibile sobrietà della Statua della Libertà che sarà anche vecchia e scontata che è bellissima piantata in mezzo al mare a far la guardia alla baia, le lucisuoniodorifrastuono di Times Square che quando ci arrivi di sera non ti sembra vero che sei lìmapropriolì, i tunnel della metropolitana che ci ho messo anche un quarto d'ora tra capire qual'era il mio treno e in piano e su quale lato dovevo salire, e il nero fantastico che mi urla in faccia "welcome!The Mess starts 11! Jesus light on your hart brother!" annunciando una messa molto black (tu hai visto la luceeeeeeeeeee, lui ha visto la luceeeeeeeeeeee) e poco gospel che non dimenticherò mai, e il caffè imbevibile di Harlem, il cielo che come minimo ci sono 6 aerei che passano ogni volta che alzi la testa, e l'Air Force One che passa in mezzo a Manhattan scatenando paure da 9/11 e poi un rombo di proteste fuoriose, e le mascherine per la swine flu che mi hanno fatto leggere il giornale tutti i giorni, e lo spanglish incomprensibile degli ispanici nei bar al mattino, e l'inglese mangiato via di tutte le razze possibili immaginabili dei tassisti (si si quelli gialli NYC's cab), e poi ancora la testa sempre in su a cercare di misurare con gli occhi cose talmente grandi che non ci fai l'abitudine proprio mai, ed il Woolworth building che la prima sera penso "dai facciamo 2 passi fin lì" per poi camminare un'ora senza arrivarci nemmeno vicino, e il Doma caffè (si, proprio quello di Fabio Volo ) a 2 isolati da casa, e il cappuccino ordinato senza aver capito un cazzo di quello che mi veniva chiesto che è poi un litro di latte, caffe, panna, caramello, cannella e ghiaccio e che pronto vola nel rusco, e i neri che ballano la break davanti al Plaza, e l'omino della security che viene a dirmi che gli hanno appena mandato un allarme via radio per un terrificante odore in zona che poi sono io che mi sono tolto le scarpe per i piedi a pezzi, e la pizza di Sbarro's ultimo tragido rimedio anti hamburger, e la Coca che small è un litro, e le taglie dei vestiti che io solo S e XS, e la prima mattina che il portone non si apre e arrivano i pompieri e buttano giù tutto e alla mattina dopo e di nuovo tutto subito aggiustato (ah, l'America) e i prezzi folli di qualsiasi cosa (ah, l'America) e la quiete irreale di Battery park a 2 isolati da Wall Street e ancora ancora ancora tanti fotogrammimomenti indimenticabili, bellissimi, caotici come ogni marciapiede che quando attraversi la strada come minmo sei in 100, e il pensiero fisso che alla fine ce l'ho fatta : a New York ci sono arrivato. Che bello, che bella.
nel 2013 il WTC sarà finito. Gliel'ho promesso alla Grande Mela, ed a me stesso : tornerò.
Come tutti sono già vittima del banale clichè. Quando ci vai, ci torneresti subito. Confermo : è tutto vero.
God Bless New York!
martedì 26 maggio 2009
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